La malattia gentile

La malattia gentile

di Jacopo Cioni

Il cancro è una malattia gentile, poco invadente, ti comunica la sua presenza con garbo, quasi con lucida incoscienza. Si sistema li accanto a te, spesso tace, è un compagno muto, tanto rispettoso da farti credere che non esista. Solo in alcuni momenti, quando sei spensierato, quando sorridi alla vita, ti fa capire che c’è, che è li con te, che non è andato via.

E allora lucidamente lo accetti, mentendo, cercando di ingannarlo come lui inganna te. In fondo è una buona malattia, ti permette di renderti conto, di prendere coscienza, quando ti illudi troppo ti richiama. Piano piano ti porta ad abbandonare la speranza, ma non con cattiveria: in fondo si prende solo lo spazio che gli serve. Non ti uccide velocemente, non come altre malattie; permette a chi resta di spalmare il dolore nel tempo, ti sottrae l’amore con delicatezza, con mano leggera. In fondo, ti fa capire il “come“, e spesso anche il “quando“.  E’ così generoso da non lasciarti perso nello sconforto puro, ma si prende quel che gli spetta un pezzettino alla volta, in un continuo rincorrersi di piccoli avvertimenti.

In fondo fa solamente il suo lavoro: ti sottrae alla vita con leggera paura e tanta malinconia.

Annunci

Volevo solo essere amata

Gabry

 Mi chiamo Gabry e, poco più di due anni fa, ho subito una mastectomia a causa di un brutto cancro al seno. Non sono più giovane ma amo la vita ed anche la vita ama me. Questo però l’ho capito soltanto dopo aver passato questa dolorosa esperienza. Sono sempre stata una donna molto attiva. Mi sembrava che lasciarmi andare al dolce far niente potesse in qualche modo sminuire la considerazione che avevo di me e pensavo di poter deludere coloro che da me si aspettavano sempre qualcosa. Ho sbagliato, ora so che ho sbagliato a non dare ascolto ai segnali che inutilmente il mio corpo mi inviava. Io dovevo essere forte, quella donna forte che aveva superato tante difficoltà ed era uscita a testa alta da situazioni difficili, ma così facendo non davo ascoltato a quella piccola donna fragile che ancora, dentro di me, insisteva a mandarmi segnali, che voleva essere presa in considerazione per se stessa e non per quello che dava, che voleva essere amata per le sue intrinseche qualità e non per la continua disponibilità che dava a chiunque chiedesse il suo aiuto. Io pensavo che, se non avessi fatto quello che gli altri si aspettavano da me, non sarei stata amata. Pensavo di non valere abbastanza per essere amata, mentre io volevo disperatamente essere amata.

 Non sono mai stata abbastanza carina da essere amata per le mie doti fisiche, però sapevo di essere simpatica, dolce ed anche determinata, gioiosa, ottimista e generosa. Ho coltivato le doti che sapevo di avere, ho approfondito passioni culturali che mi hanno permesso di poter parlare con chiunque senza fare figuracce, ma anche di saper tacere quando non avevo nulla da dire. Ho coltivato la spiritualità, ho trovato la strada giusta per amare Dio, ma non mi sono mai amata abbastanza e per questo ho capito di non aver mai amato abbastanza neanche Dio. Però ho sempre avuto fede, e questa mi ha aiutato molto nel momento più difficile, quello che si è presentato con quella malattia che tanta paura fa a tutti.

 Io adesso ringrazio quella malattia. La ringrazio per avermi fatto scoprire che, a differenza di quel che pensavo, avevo molto amore intorno a me. Solo, non l’avevo mai percepito. Nel momento del dolore ho sentito tanto calore umano, tanta amicizia, tanta solidarietà. Ringrazio quella malattia che mi ha fatto sentire così vicino l’amore di Dio, tanto da percepirlo fisicamente, quella malattia che mi ha fatto capire i miei limiti, che mi ha insegnato che io devo amarmi se voglio essere amata e che mi ha permesso di diventare anche più tollerante e comprensiva verso gli altri. Posso dare questo consiglio a tutti coloro che vogliono recepirlo: non abusate mai di voi stessi, ascoltate il vostro corpo e date più spazio al vostro cuore.

 Con amore. Gabry.