Senza pensare…

Qui. E tu chissà… Immagino. Pensieri fissi. Credo di avere imparato a scacciarli. A cambiarli no. Ritornano. Non li guardo. Come gli accattoni ai semafori. Occhi altrove. Forse passano. Ma tornano. Paraocchi… se guardi avanti non li vedi. E allora guardo avanti ma davanti vedo solo strada. E semafori. E ad ogni semaforo ancora mani tese… quando arriva il verde? Le labbra piegate verso il basso, raccontano un dolore che non scompare. Come si fa smettere di cercarti in ogni cosa? Come si fa a non sperare che dopo il dosso, finalmente eccoti? Silenzi. Attesa. Soprattutto l’attesa dell’alba, quando non sarete più insieme. Per poche ore, certo, ma meglio che niente. Servono per respirare. Riprendere fiato. Ma que sabati… quelle interminabili domeniche… Troppo lunghi per non pensare mai, come fossi un automa, come andare su due binari dritti, e ad ogni stazione il vostro manifesto… Non finirà dunque mai? Come potrebbe, dopo avere amato i tuoi occhi, avere assaggiato la tua carne, avere avuto le chiavi di casa e avere camminato tra i tuoi pensieri, dopo esserci entrato ed essere diventato Te. Non si può uscire da se stessi. Come fingere che tu non sia esistita mai, che tu non sia mai stata neppure viva? Anche se fosse vero, lo saresti comunque qui, nel mio stomaco. E se ti ho inventata così bene, allora adesso perché non ti muovi? Perché mai non parli? E io come posso provare interesse per qualunque altra inutile cosa? Ovunque io sia o provi ad essere, tu ci sei. Il mio metro di misura. Ma niente ti assomiglia. Così, non ti trovo da nessuna parte. E continuo a cercarti, anche se poi lo so dove sei, solo che non ci posso venire: c’è qualcun altro al posto mio. La mia sedia, il mio lato del letto, la mia presa usb… Cristo santo, come è stato possibile? Come si cambia un odore con un altro? Io non posso infrangere il giuramento silenzioso, il patto non scritto. Ancora adesso, se lo facessi, penserei di tradirti. Ma tu mi pensi ogni tanto? Io sempre… non smetto mai. Si può tornare indietro dopo essere andati così lontano? Forse sì. Ma bisogna che io resti fermo nello stesso punto ad aspettare. Senza pensare…

Philofobia, la paura di amare

Philofobia, la paura di amare

Amare è come specchiarsi nel riflesso di noi stessi attraverso l’altro.

La paura ci rende soli. E la paura d’amare è una prigione di scuse che costruiamo spesso involontariamente. Per difenderci. Prima di essere delusi o dopo aver subito un colpo a fondo.
Un meccanismo di protezione che spesso si rivela essere più dannoso di quello da cui dovrebbe salvare: esteriormente vestiti di gelo e indifferenza, neghiamo, nascondendolo, quel brillìo umano dell’avere bisogno di amare ed essere amati.

Serpeggia fra la gente di ogni età, si nutre del cinismo, della fretta, senza notare i dettagli, le espressioni. Alimenta i pensieri negativi :”L’amore non esiste”.

L’amore viene negato con la paura.

Viky Keller

L’amore liquido

Amore liquido

di Paolo Becchi

Il matrimonio è un’istituzione importante, ma non bisogna farne una gabbia d’acciaio. Vivere insieme una vita intera non è certo facile, comporta anzi grossi sacrifici e pertanto “un tuffo dove l’acqua è più blu” dovrebbe essere perdonabile. Ciò che conta nel matrimonio è la capacità di stare insieme rispettando l’impegno originariamente preso. Le infedeltà occasionali sono certo dei falli, ma l’importante è arrivare alla fine della partita.

Il matrimonio è un cocktail dove serve un terzo d’amore, un terzo di sesso e un terzo di desiderio di procreare, poi occorre mischiare bene il tutto e ci vuole anche un po’di fortuna, perché trovare il giusto equilibrio fra i tre elementi non è certo una cosa semplice. A volte ti esce un Bellini fiacco fiacco, a volte un Negroni che ti stende. L’importante è che alla fine sia comunque bevibile.

Del resto la cosa più sorprendente del Cristianesimo delle origini è un fatto sul quale, forse, non si è riflettuto ancora abbastanza. Gesù risorto si mostra per primo ad una donna ma, contrariamente a quello che ci si sarebbe potuti aspettare,non a sua madre, la Vergine Maria, ma a una prostituta, Maddalena. È a Maddalena che chiede di diffondere il messaggio della sua resurrezione. Una donna con un passato poco onorevole sta all’origine del mistero della resurrezione.

La Chiesa in fondo sbaglia nella sua totale chiusura nei confronti delle questioni calde della morale sessuale (uso degli anticoncezionali, negazione dei sacramenti ai divorziati, ecc.). Questa mancanza di comprensione non fa altro che provocare l’allontanamento di molti fedeli. Bisognerebbe ritornare a guardare al sesso e all’amore come Gesù guardava Maria Maddalena. Secondo me l’istituzione del
matrimonio resta uno degli elementi fondamentali della convivenza sociale.

Come detto il matrimonio cerca di tenere insieme fondamentalmente tre cose: amore, sesso e figli. Innamoramento e soprattutto sesso passano in fretta, i figli restano. Sono loro l’amore divenuto visibile, ma ci vuole del tempo per farli e crescerli. Ci vuole soprattutto la solidità di un rapporto. Nella società liquida è
diventato anche liquido l’amore, ecco perché i matrimoni sono oggi in crisi.
Eppure vale la pena di puntare sul matrimonio, senza farsi troppe illusioni
sulla fedeltà assoluta. Bisognerebbe superare in qualche modo i seguenti aut aut: andare a letto con qualcuno con cui non sei sposato significa rovinare per sempre un matrimonio e rimanere fedeli al vincolo matrimoniale significa precludersi
quel caos amoroso di cui ogni tanto abbiamo bisogno.

Chissà che qualche volta non ci si riesca …